Torno, e andando di corsa a fare spesa,
la intravedo all’uscita che dirige
l’evacuazione del carrello
nel bagagliaio infelice del poeta.
Aveva un berrettone color fiamma
a coronare il mantello regale.
Mi ha visto, credo. Io certo l’ho mirata.
Lui era di spalle, ingolfato
testa e schiena nelle fauci spalancate,
apprendista del rischio, tuttofare.
Nessun palpito. A mio scorno registro
il sapore maligno della pena.
Commenti

sai quella canzone di battisti sulla città troppo piccola per evitarsi? o qualcosa del genere. comunque, carver ti fa un baffo, esagero, ma a ragion veduta.
La vita sarà anche l’arte dell’incontro, ma la sopravvivenza talvolta è l’arte di evitarlo!
Un saluto e grazie di quanto hai scritto da me
Devi esserti rispecchiato, in quella schiena. Questo incontro sembra avvenuto in sogno.
Registra anche il tuo piccolo successo personale: quello di non aver avvertito alcun palpito! ;)
"A ragion veduta", Harveyz?
Certi incontri sono inevitabili, temo, NM.
La vita è sogno, cara che Non Sei Qui.
L’ho ben registrato, infatti, Contessa.
perché so cosa dico, quando lo dico.
poi mi posso ricredere, ma questo è un diritto di ognuno.
Ah, beh, allora…
Io credevo che esagerassi a ragion veduta;-)
Ahaha.. Mi hai fatto ridere tu, eh. Hai un sarcasmo sottilissimo ma ben visibile, almeno per me. Concordo con Ilse
Sono un comico, Athea. Un buffone.
Quasi in un sonetto hai espresso il tuo disappunto, mi sarebbero venuti i nervi anche a me. Certi incontri sarebbe meglio non farli, ma se accadono solo il tempo può smaltirne la sensazione di disagio. Buttarla giù in chiave ironica, mi sembra l’unica scorciatoia possibile.
Non torni più per paura di incontrarla ancora?
Ci sono. Non sono partito io: quella che ha fatto le valigie è la buona voglia.
Ma vedrai che poi torna.