Come un morto che torni da Acheronte
ricomincio daccapo o almeno provo.
Ne è passata di acqua sotto i ponti
mentre io non c’ero o chissà dove ero,
sotto quale altra mora, in quale vento.
Qui tutto il peggio che ho lasciato trovo:
in primis il fantasma di me stesso,
più scarno, e incattivito
e solo, come ogni buon deluso.
In giro relitti di esistenza, impronte,
scorie sotto centimetri di polvere.
Le guardo come un albero le foglie
che gli stavano folte strette ai rami
allacciandolo al cielo
e gli stanno all’intorno sfatte al suolo.
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