a serious man

Posted: 9 dicembre 2009 in quello che passa per la testa
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Sono stato al cinema ieri. Da solo. Ho ritrovato il gusto di andarci da solo, al primo spettacolo, quando la sala è quasi vuota e non c’è il puzzo dei popcorn. Anche Quella li odiava i popcorn. Ma non capiva la mia voglia d’essere solo. Lei voleva far commenti, stringermi il braccio, ridere sonoramente, darmi persino baci nell’orecchio. Ora certamente lo fa con quell’altro. Tale e quale. Me la vedo. La so a memoria, io, Quella.

Ho visto A serious man, l’ultimo film dei fratelli Coen. Uno dei più belli.
La storia si svolge in ambiente ebraico, in una cittadina del Minnesota, negli anni Sessanta. Lui si chiama Larry ed è un professore di fisica. Un povero Giobbe, cui un bel giorno tutto comincia ad andare storto. Senza che se lo aspetti, la moglie gli annunzia che vuole divorziare perchè ha un amante: un pomposo, un odioso personaggio che occupa un sacco di spazio e che vuole anche convincerlo che tutto va bene così.
Fin qui sembra una caricatura della mia storia. Nella sua però i guai continuano a piovere di brutto e, quanto più sono angosciosi per lui, tanto più, genialità dei Coen, sono esilaranti per lo spettatore. Uno studente lo ricatta dopo aver cercato di corromperlo per passare un esame. Un vicino di casa nazistoide gli occupa parte del giardino. La sua carriera universitaria rischia di andarsene a puttane. Per di più, c’è anche a suo carico un triste fratello sbilenco di mente, che riempie un quadernuccio di fittissime formule matematiche prive di senso e che finisce anche col mettersi nei guai. Il povero Giobbe si rivolge a vari rabbini per ricevere aiuto dal patrimonio di saggezza accumulato nella tradizione del suo popolo. Ma i rabbini rispondono con apologhi enigmatici, da cui lui non riesce a ricavare niente. Proprio come succedeva al vecchio Giobbe della Bibbia.
La tradizione religiosa così come la scienza più avanzata, se ne conclude, sono tutte e due incapaci di offrire un minimo senso alla vita e al suo male.
La grande lavagna, che Larry durante le sue lezioni ha riempito delle formule della fisica quantistica, non è alla fine una cabala meno penosamente futile delle pagine ossessive del libriccino del fratello handicappato.  L’ultimo rabbino dalla candida barba, distante e inavvicinabile quasi quanto il Padreterno, esce a dire che alla fine  "la verità è una bugia, e allora la speranza fugge da te". Tanto vale, in attesa dell’uragano o del male incurabile, del Leviatano che travolgerà ogni interrogativo, stordirsi al ritmo dei Jefferson Airplane.
Grande film, divertente e cupissimo. Da rivedere. Da ripensarci su.

lacuna

Posted: 3 dicembre 2009 in storie corte
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Chiuso. Niente più sveglia al mattino. In pensione. A casa da solo. 
La casa come un lido di molte risacche. Con pochi relitti. I libri di cucina della Prima Moglie, la morta. Il plaid sul divano, l’ordine nello sgabuzzino della Seconda, quella che non era durata. I portacenere raramente svuotati, sempre sporchi, fetenti. Inutili libri a raccogliere polvere.
Lui sempre in tuta. Il solco verticale sulla fronte, come una ferita. In cuore sempre più trepidi gli occhi miti di sua madre, il silenzio ostinato di suo padre, la sua guerra segreta.  Ricordi.  La voglia di pianto dei vecchi.
Non aveva mai voluto un figlio. Ora gli rimordeva. Non per il figlio mai concepito, mai entrato nella carne di una sua donna. Gli rimordeva di averlo negato alla donna, che lo avrebbe voluto.  "Capito niente della vita. Uno stronzo".  Fu il pensiero dei suoi ultimi anni, l’amaro che si portò nella tomba.
Intanto, non molto lontano, nella stessa città, faceva l’amore e viveva la forza degli anni un uomo con sulla fronte la stessa sua ruga, ma leggera, quasi invisibile, appena incisa. Un figlio rubato al suo seme da una donna di solo una notte. Un figlio insaputo. Un figlio per sbaglio.

caproni

Posted: 1 dicembre 2009 in quello che passa per la testa
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Per quelle come Quella, l’Autonomia, la Realizzazione di Se Stesse e via cantando sono argomenti strumentali. Pretesti di accusa. Sei sempre tu che gliel’hai ostacolate.
Quando te lo rinfacciano, è segno che hanno già trovato un altro.  Un emancipatore.
Un futuro caprone. Espiatorio.

forse

Posted: 30 novembre 2009 in poesie mie

Di ogni storia ciò che conta
è il pezzo che manca
la lacuna di memoria
il segno indecifrato
il passo senza impronta
il silenzio sotto la parola.

diario notturno

Posted: 30 novembre 2009 in quello che passa per la testa
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Ho sognato che era morta, Quella.
Me ne avvisava qualcuno per telefono. Solo dopo un pezzo mi veniva in mente di andare a vedere. Per strada mi raggiungevano al cellulare una serie di sms del suo attuale compagno. L’infelice chiedeva che cosa fare. Supplicava che mi interessassi io del funerale. Che andassi a spostarla da dove si trovava, sul pavimento e per metà incastrata sotto il letto. Diceva di non farcela da solo. Mi sono svegliato prima di arrivare.

con parole d’altri

Posted: 27 novembre 2009 in con parole d'altri

Molti vogliono e condursi teco vilmente, e che tu ad un tempo, sotto pena del loro odio, da un lato sii tanto accorto, che tu non dia impedimento alla loro viltà, dall’altro non li conoschi per vili.

(Giacomo Leopardi, da Pensieri, Adelphi, 1982)

vocazioni incomprese

Posted: 27 novembre 2009 in quello che passa per la testa
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Diceva, Quella, che io le avevo tarpato le ali. Mi aveva fatto leggere certe cose che scriveva. Poesie, le chiamava lei con la sua bella faccia tosta. Cose penose, a mio vedere. Voleva farle stampare. Un libretto, diceva, a sue, anzi a mie spese: sotto forma di regalo per il nostro anniversario. Una prova d’amore.
Penose, ripeto. Erano proprio penose. Non stavano in piedi. Una lingua da piedi. Banale. Tutta aggettivi, sproposti anche. Sentimenti banali, rifritti.
Aveva partecipato a qualche concorso, ne aveva inviata qualcuna a delle riviste: sempre senza riscontri. Spesso senza risposta. Ci rimaneva malissimo. Offesa.
Siccome l’amavo, non le ho mai detto chiaro che erano penose. La consigliavo di rivederle, di lavorarci ancora prima di metterle in giro. Anche di questo si offendeva. Persino in lacrime. "Non ti piacciono…" diceva mettendo su il broncio.  Bambina delusa che la sua cacca non sia dono entusiasmante. Come dire: "Non mi ami."
M’ero quasi deciso a farglielo fare questo libretto. Spuntò fuori allora il problema di trovare un cristo che le facesse una prefazione. Tra i miei amici nessuno. O forse uno c’era, un mio vecchio compagno di scuola che aveva fatto Lettere e ora scriveva in un giornale. Uno bravo ma tosto. Uno sottile, di molte letture.  Morire prima di chiedergli una cosa del genere, io.
Fu così che si rivolse ad amici di amiche finché trovò quello disposto. A portarsela a letto.
Ora vivono insieme. Si amano. Vanno insieme nei centri commerciali. Vanno insieme in palestra.  Mangiano vegetariano. Una coppia ideale.
La prefazione non so se poi gliel’ha fatta. Il libretto no di sicuro. In compenso hanno aperto un blog. Non proprio insieme: uno lui e uno lei. Di poesie, ça va sans dire.  
Non sono così cattivo da metterne i link.

con parole d’altri

Posted: 23 novembre 2009 in con parole d'altri

LO STATO DELLE COSE

Così come vanno avanti le cose
è tempo di fare progetti
per quest’anno e per l’anno precedente.
C’è da leggere un libro,
da abbassare la quota di compassione.
Non intendiamo morire per sbaglio,
diciamo scuotendo la testa.
Le nostre paure sono malintesi,
è vero, dicono gli altri.
Che cosa è vero? Al buio cerchiamo
in vecchi dizionari
il significato esatto di felicità.

(di Michael Krüger, da Prima del temporale, Frassinelli, 2005)

la verità

Posted: 16 novembre 2009 in quello che passa per la testa

Il sistema della sincerità muliebre funziona così.
Per mesi ti fanno bere che sono vittime quasi sacrificali di emergenze straordinarie: l’amica che sta male perché è stata lasciata, l’improvviso corso obbligatorio di informatica, la pizza (che noia!) per il collega che si toglie dalle balle … tutte cose che le lasciano nervose, senza più voglia. Senza altra voglia a letto che di dormire.
Stanche.
Tu paziente. Fai la spesa, prepari la colazione, la cena, metti a posto la cucina, ti stiri le camicie. Offri d’accompagnarle, di andarle a prendere." No, no…" rispondono premurose: "Trovo un passaggio, non ti preoccupare… Non è il caso." Con l’aureola.
Poi cominciano col muso.
Tu  chiedi che cosa c’è. E loro: "Niente."
Finché all’improvviso un bel giorno, come se il muso fosse il tuo, cominciano a dire: "Tu non mi ami più…"  E giù tutta una tiritera sul fatto che "non è più come prima", che "non parliamo più", che se fai la spesa è solo per farglielo pesare, per tenerle in debito. Che le hai castrate, che le hai spente a poco a poco, tolto tutto l’entusiasmo.
"Ma io t’amo, invece. Ti amo",  dice la tua voce dal culo di sacco in cui te l’hanno cacciata. Manco ti badano.
"Ma c’è qualcuno? vedi un altro?" azzardi.
"Ma cosa c’entra?!" S’offendono."Non cambiare discorso!"
La verità non è così banale come vorresti metterla tu. Che ti farebbe comodo.  La verità è che loro ci hanno tanto pensato, su e giù, e la soluzione è andare a vivere da sole. Sarà dura. Ma sono decise: devono recuperare sé stesse. Ritrovarsi. Dicono.
E infine, approfittando che ti manca il fiato:
 "… E anche se ce l’avessi, un amante? … nemmeno te ne saresti accorto, tu, per quanto ti importa di me…"

radici

Posted: 14 novembre 2009 in poesie mie

Radici, radici, radici.
E i rami, e le foglie, e gli innesti?
E gli uccelli che rubano i frutti
cagandone i semi
tra altre radici, in altri terreni?