un po’ come Giobbe, quasi

Pubblicato: 19 agosto 2013 in poesie mie

‘U pataternu vossi ca me nannu
appi a gotta quannu avia vint’anni.
Accussì nnê megghiu anni dâ so vita
ddu mischinu mangiàu sempri fogghi
e favi e ministruni senza sali.
Ma cu tuttu ca ‘un tuccava carni
né sosizza, e ppi scanciu dô cafè
a matina vivia acqua cu l’oriu,
spissi voti ‘u pigghiavanu i duluri
e ‘un putia annari a travagghiari.
Allura si sciarriava cû Signuri,
l’offinniva, dicìa ch’era strudusu,
ca, si avissi statu cuscinziusu,
‘un ci avissi mannatu ad iddu ‘a pena,
chi avia setti figghi e la mugghieri,
ma ô parrinu, chi ‘un avia pinzeri
e campava senza travagghiari.
‘A mugghieri si facìa a cruci
e, scantata d’iddu e dô Signuri,
ci dicia suttavuci: “‘Un jastimmiari…”
E iddu, cchiù arraggiato, rispunneva:
“Chi murìu a fari ddu Giordanu Brunu,
si ‘un haiu libbirtà ‘n casa mia
di cuntrastari cu ddu Capuriuni ?”

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piaceri della solitudine

Pubblicato: 19 agosto 2013 in poesie mie

Non me la passo male a star da solo:
faccio quello che voglio. La notte
essendo insonne posso alzarmi,
girare per la casa, farmi cento
solitari, fumarmi anche altrettante
sigarette, mettermi a cercar cose
nei cassetti, senza il pensiero
di svegliare qualcuno. E soprattutto,
se facendomi la barba la mattina
ascolto alla radio i notiziari,
o la sera tornando dal lavoro
accendo la tivvù (e va bene,lo so,
è masochismo puro, ma non devo
darne conto, son libero!, a nessuno)
e, amareggiandomi la cena, assisto
alla sfilata delle bocche oscene
di vecchi mascalzoni e nuovi idioti,
posso bestemmiare senza freni
a voce alta, senza alcun timore
di mancar di rispetto alle signore.

il tempo

Pubblicato: 26 luglio 2013 in poesie mie

Da qualche tempo, non so dire gli anni,
non sopporto più le mie coetanee,
che fino a ieri spesso erano belle.
Ora preferisco non guardarle:
ah, quei culi a portabagaglio
o piatti senza forma nelle braghe,
le tette che fan grinze nello scollo,
il collo inghiottito dalle spalle,
e gli occhi soprattutto,
nudi nonostante il trucco,
soffocati tra palpebre pesanti,
avidi, senza luce, calcolanti!
Io pure, non lo nego, son mutato
rispetto ai miei vent’anni;
ma allo specchio, non è per presunzione,
mi vedo quasi quasi migliorato.
È un fatto che mi donano le rughe
e anche questi capelli mezzi bianchi.
Piaccio. Sembro quasi un coglione
che promuove in tv l’amaro averna.

misteri

Pubblicato: 6 luglio 2013 in poesie mie

M’innamorai di una che non era
nemmeno tanto bella – meno
della sua amica – a letto
era succosa, ma poi in piedi
m’annoiava persino,
stordendomi di chiacchiere
e di guai. Non saprei dire
che cosa mi attraeva,
che gesto che espressione:
se fosse, che so, il timbro della voce
o addirittura una ruga, un difetto,
quella verruca che a lei pareva brutta
o una strana, umida mitezza
quasi infantile, che invece
era forse soltanto
il taglio lucente dei suoi occhi.
O chissà, era la certezza
che non sarei con lei stato felice.

partecipazione

Pubblicato: 4 luglio 2013 in poesie mie
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D’ora innanzi non dirò più “quella”
pronome rancoroso. Penso
che alla musa di un poeta
di provincia
meglio si addica “ella”, pomposo
pronome fuori moda
dimenticato a furia del disuso.

Dunque, ella mi scrisse,
per dirmi che il 13 si sposa.
In chiesa questa volta,
e passeranno poi per Medjugorje
perchè egli, il poeta, crede
e anch’ella si professa ora fedele.

Mi compiaccio, le ho scritto:
non sia mai ch’io voglia interferire,
ma era ora che dopo tante storie
andaste infine a farvi benedire.

a un sodale

Pubblicato: 4 luglio 2013 in poesie mie

Me’ mugghieri puru sinni ju
cu nu pueta fauzu e pure strunzu
cu rispettu parrannu pi vossia
e io, babbu in vacanza,
sugnu comu a tia intra ‘na stanza
cu raggia e cu malincunia.
Sugnu curnutu,
ma scriviri nun è cosa pi mia.

(devo l’ispirazione al poeta siciliano Giovanni Monasteri)

per scherzo

Pubblicato: 15 marzo 2013 in poesie mie
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Si sa, il cuore di un poeta
non è a conti fatti che un uccello:
basta poco perché s’alzi in volo,
o si ficchi a beccare tra le fronde
le ciliegie le nespole o le prugne.
Gli basta anche solo lo stantuffo
di un culo in una minigonna
su due gambe grassocce non c’è male,
e si leva il suo canto fino al cielo.

Io pure faccio versi. Mi ci provo,
e più di una nottata vi ho perduta
tentando e ritentando rime metri.
Ma non vale. Ah, non sarò mai,lo so,
un vero poeta!
Al mio cuore mancano le ali:
è una bestia, che se tenta il volo,
s’impiglia con le corna tra le frasche
e va a finire con il culo a terra.

ritorno?

Pubblicato: 26 novembre 2011 in poesie mie

Come un morto che torni da Acheronte
ricomincio daccapo o almeno provo.
Ne è passata di acqua sotto i ponti
mentre io non c’ero o chissà dove ero,
sotto quale altra mora, in quale vento.
Qui tutto il peggio che ho lasciato trovo:
in primis il fantasma di me stesso,
più scarno, e incattivito
e solo, come ogni buon deluso.
In giro relitti di esistenza, impronte,
scorie sotto centimetri di polvere.
Le guardo come un albero le foglie
che gli stavano folte strette ai rami
allacciandolo al cielo
e gli stanno all’intorno sfatte al suolo.

Perché mai tutti – tutti noi, uomini e donne, ma soprattutto gli uomini – siamo pronti ad affontare gli scacchi e le ripulse della realtà, ripulse sempre più frequenti col passare del tempo, ogni volta più umilianti, eppure continuiamo a provarci? La risposta è: perché non sappiamo stare senza la cosa vera; perché senza la cosa vera è come se morissimo di sete.

J.M Coetzee, Diario di un anno difficile, Einaudi 2009.

La "cosa vera", aggiungo in nota, tanto per contestualizzare la citazione, è l'amore: non quello solitario e tutto mentale di chi si arrangia da sé non avendo compagna, ma quello a due. Corporale.

Festa della Donna

Pubblicato: 8 marzo 2010 in poesie mie

“Sono sudata come una cavalla”,
disse la donzelletta tamponando
col fazzoletto le gote arrossate
e il fesso nello scollo tra le tette.
Fu al ballo per la Festa della Donna,
l’otto marzo del settantasette,
là, nel natale mio borgo selvaggio
tra la montagna e il mare.
Ebbe da quella data inizio il corso
base da cavallerizzo, ovverosia,
per parlare da poeta e letterato,
l’educazione mia sentimentale,
e il fatale servaggio.